Giornata o festa che sia, per non dimenticare la violenza sulle donne

Giornata o festa che sia, per non dimenticare la violenza sulle donne

Nel 2012, ben 206 donne si sono rivolte direttamente al centro antiviolenza di Catania, Thamaia onlus: 86 sono state le segnalazioni da parte di terzi (privati o servizi). Le classi d’età maggiormente colpite sono quelle che vanno dai 26/35 e dai 36/45

di Dorotea Lo Greco – 8 marzo 2013

Chiamarla Festa o Giornata non ha importanza, quello che conta è ricordare che, aldilà delle serate in discoteca, con le amiche, delle cene o concerti nei locali più carini, c’è un altro lato della medaglia: la violenza sulle donne che, purtroppo, negli ultimi anni è tornata alla ribalta nella cronaca italiana e non.

I dati del noto centro antiviolenza di Catania, Thamaia onlus, confermano quanto leggiamo, o nel peggiore dei casi, sappiamo e viviamo in prima persona.

Nel solo anno 2012, ben 206 donne si sono rivolte direttamente all’associazione, e 86 sono state le segnalazioni da parte di terzi (privati o servizi). Le classi d’età maggiormente colpite sono quelle che vanno dai 26/35 (28%) e dai 36/45 (28%). Sono quasi tutte italiane (89%), nel 49% dei casi possiedono un diploma di media inferiore, seguono con un 14% le donne con una laurea di primo livello. Tra le donne occupate, un buon 38% è impiegata, e nel 25% sono domestiche o assistenti degli anziani. La violenza esercitata sulle donne è principalmente psicologica (38%) e fisica (37%). Il maltrattante, come rivelano i dati dell’associazione Thamaia onlus, è al 74% dei casi il marito, convivente o fidanzato; segue con l’11% la possibilità che sia l’ex marito/convivente.

A maltrattare sono quasi tutti italiani (97%), con un’età compresa tra i 46 e i 55 anni (27%), nel 33% (percentuale più alta) possiedono un titolo di laurea. Il maltrattante nel 72% non soffre di alcun problema di salute o disagio sociale; nel 60% sono occupati e tra questi il 40% è impiegato.

“Il canale di informazione (come arrivano al centro antiviolenza) è quello dei mass media per il 30,5%. Il fatto che i Media siano il principale canale potrebbe significare una maggiore informazione da parte di taluni giornalisti che, cominciando a utilizzare un linguaggio più appropriato, mettono finalmente in relazione il clamore suscitato da episodi di stalking e “femminicidio” con la violenza domestica,evitando di parlare di amore malato o simili,facendo così passare il messaggio alle donne che subiscono da anni” dichiara l’avvocato Loredana Piazza, Presidente del centro, che interverrà oggi pomeriggio in occasione della “Giornata Internazionale della Donna” ad Adrano, nel convegno organizzato presso il palazzo San Domenico.

“Per metodologia del centro è necessario che telefoni direttamente la donna vittima di maltrattamento al fine di autodeterminarla nella richiesta di aiuto fin da subito. A volte, a chiamare sono parenti o amici: chiedono aiuto, suggerimenti o semplicemente informazioni. Alcuni casi vengono segnalati dai servizi, ma anche qui è necessario che sia la donna a mettersi in contatto con noi. Le segnalazioni sono un dato importante perché possono dare un’idea del c.d. “sommerso”,fenomeno caratterizzante la violenza domestica e di genere” conclude il presidente di Thamaia,aggiungendo che dall’inizio del 2013 ad oggi, il centro segue 59 casi, e 26 sono stati segnalati.

A Licodia Eubea, nel paese di Stefania Noce, vittima di femminicidio, alla quale è stata intitolata una piazza lo scorso dicembre, l‘assessore alle Pari Opportunità, Gianna Guarnaccia, ha organizzato un’originale iniziativa durante la quale delle mimose, con pergamene contenenti cenni storici sul significato della giornata internazionale della donna, verranno consegnate nelle scuole, al personale del Comune, alle case di riposo, al corpo dei vigili urbani,alle donne di tutti gli esercizi commerciali,ed una sarà posta simbolicamente su piazza Stefania Noce. “L’8 marzo non è una festa, ma una giornata per riflettere sulla condizione femminile e per organizzare lotte ai fini di migliorare le condizioni di vita delle donne” precisa l’assessore Guarnaccia.

“Dobbiamo essere noi stesse, in quanto donne, a lottare per contrastare questo fenomeno. Bisogna abbattere il muro di indifferenza e di silenzio che viene a crearsi nel momento in cui un uomo inizia ad esercitare violenza fisica o psicologica su una donna e lo si deve fare parlandone e denunciando. Ma per farlo bisogna capire che per nessun motivo al mondo una donna merita di essere picchiata e umiliata, e che un uomo che inizia a picchiare non lo fa per amore e non smetterà mai” aggiunge anche Adriana Palmieri, presidente dell’associazione S.E.N. (Stefania Erminia Noce).