Centro Thamaia a rischio chiusura, ma i fondi ci sono

Centro Thamaia a rischio chiusura, ma i fondi ci sono

Quotidiano di Sicilia
Giovedì 16 Ottobre 2014

Nasce a Catania nel 2003 per offrire alle vittime di violenza un aiuto concreto.

Centro Thamaia a rischio chiusura, ma i fondi ci sono

Risorse rimaste di fatto inutilizzate dalla Regione da ben due anni

CATANIA – Il Centro antiviolenza Thamaia lavora dal 2003 a Catania senza alcun finanziamento pubblico, offrendo a tutte le donne vittime di violenza un punto di riferimento a cui rivolgersi per ricevere aiuto e cominciare un percorso di uscita dalla spirale della violenza.

Una realtà importantissima vista la portata del fenomeno della violenza di genere nella nostra regione. Nel mese di novembre scadrà il progetto nazionale grazie al quale il Centro è riuscito a sopravvivere negli ultimi due anni. Il Centro lancia, quindi, l’allarme chiusura, considerato che si ritroverà senza mezzi di sostentamento, non solo e non tanto per pagare il personale, ma persino l’affitto della sede. Un allarme, che è insieme denuncia, perchè in realtà i fondi ci sarebbero. Esiste dal 2012, infatti, una legge regionale (3/2012) che stabilisce che debbano essere finanziati i centri antiviolenza, le case di accoglienza e tutte le attività collaterali volte al contrasto della violenza sulle donne. Per il 2012 la Regione ha deciso di finanziare i due distretti siciliani con un centro antiviolenza attivo da tanti anni e con una rete antiviolenza operativa: Catania e Palermo. Il distretto catanese comprende anche Misterbianco e Motta Sant’Anastasia. Il Comune di Catania, in quanto capofila del distretto, ha ricevuto una prima parte dei fondi stanziati, pari al 40%, nel dicembre 2013, ma ad oggi non ha indetto alcun avviso pubblico o bando per l’assegnazione.

A fianco a questi fondi inutilizzati di fatto da due anni, il Piano nazionale antiviolenza inserito nella cosiddetta “legge femminicidio” (119/2013) stanzia dei finanziamenti per i centri antiviolenza, destinanti però in massima parte non direttamente agli stessi, ma alle Regioni.

La Sicilia ha, in merito, segnalato la presenza di 54 case rifugio nel suo territorio, includendo nel numero non solo le case di accoglienza per donne vittime di violenza, ma qualsiasi altra tipologia, comprese realtà a carattere misto e non volte in maniera specifica al contrasto della violenza di genere.

Il Centro Thamaia, insieme alle altre realtà che fanno parte del Forum regionale per il monitoraggio del fenomeno, ha chiesto spiegazioni alla Regione:

“Ci è stato risposto che non esistendo dei criteri codificati per la richiesta dei fondi si è scelto di inserire tutti i centri, ma che avrebbero provveduto al restringimento dei criteri. – dichiara Loredana Piazza, avvocata e presidente del Centro Thamaia – Ad oggi, però, nulla è cambiato”. “Per di più noi abbiamo dovuto giustificarci rispetto alle associazioni nazionali, che da anni ci sentono lamentare la carenza di case rifugio ed oggi scoprono che in Sicilia ne abbiamo 54”.

In realtà, le case rifugio reali in Sicilia si contano sulle dita di una mano. Il finanziamento sarà, però, quando finalmente verrà erogato dato che anche in questo caso i lavori sembrano in un binario morto, proporzionale al numero di realtà presenti, così si spiega l’inserimento di centri con altri profili.

La denuncia del Centro Thamaia, che con i fondi regionali e nazionali scongiurerebbe la chiusura, spera di generare azioni fattive da parte della Regione, ma soprattutto del Comune per lo sblocco dei fondi già ricevuto da quasi un anno.

Antonia Cosentino

Qds.it

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