A proposito di fondi ai Centri Antiviolenza (L.119/13): lettera alla Regione Sicilia

A proposito di fondi ai Centri Antiviolenza (L.119/13): lettera alla Regione Sicilia

CSR 0002526 DEL 23.06.2014 – D.P.C.M. DI RIPARTO DELLE RISORSE FINANZIARIE DEL FONDO PER LE POLITICHE RELATIVE AI DIRITTI E ALLE PARI OPPORTUNITÀ PER GLI ANNI 2013 E 2014 DA DESTINARE ALLA PREVENZIONE E CONTRASTO ALLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE.

C.A. Presidente pro tempore

Regione Sicilia

P.mo R. Crocetta

e p.c.   Assessore Dipartimento

Famiglia  e Politiche Sociali

Dott. Giuseppe Bruno

Regione Siciliana

PALERMO

 

OGGETTO: CSR 0002526 DEL 23.06.2014 – D.P.C.M. DI RIPARTO DELLE RISORSE FINANZIARIE DEL FONDO PER LE POLITICHE RELATIVE AI DIRITTI E ALLE PARI OPPORTUNITÀ PER GLI ANNI 2013 E 2014 DA DESTINARE ALLA PREVENZIONE E CONTRASTO ALLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE.

 

Egregio Presidente, egregio Assessore,

la presente dalle associazioni Le Onde Onlus, Thamaia Onlus e CEDAV Onlus, già appartenenti al Forum regionale permanente sulla violenza contro le donne, e in rappresentanza del Coordinamento Regionale Di.Re e del Coordinamento Centri Antiviolenza Siciliani.

Come è noto, le scriventi realtà regionali da molti anni si mobilitano con l’obiettivo di richiamare le Istituzioni alla loro responsabilità e agli atti dovuti.

Vogliamo segnalare le numerose difficoltà che incontrano i Centri Antiviolenza siciliani a causa della scarsità delle risorse e/o della poca attenzione degli enti locali al problema della violenza verso le donne.

Si rileva, inoltre, la specificità sia dei Centri Antiviolenza che delle Case Rifugio come servizi dedicati e specializzati sulla prevenzione, accompagnamento e contrasto al fenomeno della violenza maschile contro le donne.

A tal proposito si richiama l’attenzione sulla fondamentale importanza dell’Operatrice di Accoglienza dei Centri Antiviolenza. Figura professionale con formazione e competenze specifiche “preposta a svolgere attività mirate alla costruzione di un progetto di uscita dalla violenza con donne che vivono situazioni di fisica, sessuale, psicologica, economica o di coercizione o riduzione della loro libertà sia in contesto familiare che extrafamiliare” (L’operatrice di accoglienza dei Centri Antiviolenza:un contributo alla definizione dl profilo professionale di Anna Alessi).

Allo stesso modo, le Case Rifugio per le donne vittime di violenza NON possono e non devono mai essere confuse con strutture di accoglienza genericamente intese, che danneggiano fortemente e ulteriormente le donne ivi eventualmente accolte, poiché non adeguate all’accoglienza di tali casi dalle specifiche connotazioni.

Come, del resto, si è più volte ribadito in seno al Forum regionale, è necessario che i Centri Antiviolenza e le Case Rifugio debbano rispondere a criteri qualitativi che valorizzano sia l’esperienza, sia la metodologia di accoglienza in linea con le Reti dei Centri a livello nazionale, europeo e internazionale (Di.re: Donne in Rete contro la violenza e Wave: Women against violence europe).

Tali Centri e tali Case rappresentano, pertanto, un servizio indipendente necessario ed imprescindibile per ogni Paese, e come tale ogni Governo deve farsi carico del sostegno economico.

Quanto detto, è stato recentemente ribadito nella Convenzione di Istanbul e, sembrava, fosse stato recepito dal Governo italiano nella L. 119/13.

Tuttavia, apprendiamo da pochi giorni che la Presidenza del Consiglio dei Ministri si appresta ad emanare un decreto per la ripartizione dei Fondi, previsti nella Legge sopra citata, che non soddisfa i requisiti ottimali per i quali i Centri Antiviolenza italiani si battono da anni.

A tal proposito, alleghiamo alla presente il comunicato stampa dell’Associazione Nazionale Di.Re, che si richiama in toto e che ivi si evita di ripetere, sulla politica nazionale e sul merito della bozza di decreto.

In questa sede, invece, si pongono all’attenzione delle SS.VV. le seguenti questioni specifiche sulla situazione siciliana:

  1. Il numero impressionante delle strutture indicate come “case rifugio” in Sicilia, riportato nello schema allegato al decreto. Ci si chiede come sia possibile che si contino cosi tante strutture laddove le operatrici dei Centri, le forze dell’ordine, i servizi sociali, lamentano la palese esiguità di strutture deputate allo scopo. Le scriventi si augurano che tale numero (52 strutture), spiegabile solo inserendo nella conta tutte le strutture di accoglienza per donne in difficoltà genericamente intese, venga ridotto alle giuste dimensioni nel momento in cui si tratterà di erogare i finanziamenti, in rispondenza ai criteri e requisiti che sono in corso di elaborazione presso la Regione Sicilia e sui quali le scriventi medesime hanno lavorato, considerandoli quali requisiti imprescindibili, a specificazione dei generali requisiti cui fa riferimento la bozza di decreto in oggetto.
  2. La necessità che al più presto si indica un incontro del Forum, sia alla luce della normativa in oggetto, sia al fine di monitorare e regolamentare al meglio la suddetta normativa nazionale, di concerto con gli attori sociali già intervenienti.

Conoscendo le Loro sensibilità e attenzione, ringraziamo anticipatamente e confidiamo nell’accoglimento delle nostre richieste.

 

 

Le Onde Onlus                            CEDAV Onlus                             Thamaia Onlus